Simest: quota a fondo perduto sale al 50%

Con l’ok della Commissione europea, si apre la possibilità per Simest di ampliare fino al 50% la quota di fondo perduto sui finanziamenti per l’internazionalizzazione che la società guidata da Mauro Alfonso eroga su risorse gestite per conto del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci). Con il massimale che passa a 800 mila euro e con una dote aggiuntiva, autorizzata da Bruxelles, di 300 milioni di euro destinati al Fondo per la promozione integrata, il fondo ad hoc istituito presso gli Esteri dal decreto Cura Italia e gestito sempre da Simest per supportare le imprese che guardano ai mercati internazionali. A questo snodo si aggiunge l'estensione dell’operatività anche agli investimenti realizzati o da realizzare all'interno dell’Unione Europea, finora esclusi dal perimetro di intervento di Simest. 

L’altra novità riguarda poi l’allargamento, per alcuni dei singoli strumenti gestiti da Simest, delle tipologie di imprese che possono accedere ai finanziamenti agevolati, ma anche l’ampliamento delle spese ammissibili. Un esempio? Il finanziamento destinato a sostenere la patrimonializzazione delle aziende esportatrici è stato esteso a tutte le mid cap che si muovono oltreconfine ed è stato innalzato il livello massimo di solidità patrimoniale ammesso (che aumenta da 1,6 a 2 per un’impresa industriale /manifatturiera e da 2,6 a 4 per l’azienda commerciale/servizi). Cambia poi anche il requisito di fatturato estero per accedere alle risorse che, diversamente da altri casi, non hanno una destinazione d’uso specifico: non più almeno il 35% dei ricavi esteri negli ultimi 3 anni, ma almeno il 20% del fatturato totale degli ultimi due o il 35% dell’anno precedente alla domanda. «Queste misure – prosegue Salzano –arricchiscono ancora di più la potenza di fuoco dei finanziamenti agevolati Simest, già aumentati nei massimali richiedibili e che per tutto il 2020 prevedono l’esenzione dall'obbligo di prestazione di garanzie».

Un nuovo assist, dunque, per le imprese, le quali possono inoltre beneficiare anche di un’altra arma sul fronte della nuova garanzia Italia: Sace, Abi (Associazione bancaria italiana) e Aifi (Associazione del private equity, venture capital e private debt) hanno infatti annunciato l’operatività della copertura pubblica anche per i prestiti obbligazionari.

Fonte Il Sole 24 Ore