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Pmi, 506 milioni per ricerca e sviluppo al Sud

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  • 20 ore fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Sistemi di produzione avanzata, soluzioni di cybersicurezza, ma anche programmi di intelligenza artificiale, questi sono alcuni progetti per la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale al Mezzogiorno che il ministero delle Imprese punta a finanziare con uno stanziamento di quasi 506 milioni.


Il decreto fa riferimento a Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, e individua sei tecnologie abilitanti fondamentali: materiali avanzati e nanotecnologia, fotonica e micro/nano elettronica, sistemi avanzati di produzione, tecnologie delle scienze della vita, intelligenza artificiale, connessione e sicurezza digitale. Non basta la ricerca pura: le proposte «devono introdurre significativi avanzamenti tecnologici» (prototipi, prodotti pilota, test in condizioni operative reali).

Le spese ammissibili vanno da 1 a 5 milioni per progetto, la durata tra 18 e 36 mesi.

La forma è sempre collaborativa. Si può partecipare in partenariato - fino a tre soggetti, con almeno una Pmi, ciascuno con una quota minima del 10% dei costi - oppure come singola Pmi supportata da organismi di ricerca o consulenti, con un apporto esterno minimo del 10%. Il 60% delle risorse è riservato a Pmi e reti d’impresa; di questa quota, il 25% va alle micro e piccole imprese. Le agevolazioni combinano un finanziamento agevolato al 40% dei costi, senza garanzie, e un contributo diretto differenziato: 40% per le piccole imprese, 35% per le medie, 30% per le grandi. Per gli organismi di ricerca il contributo sale fino al 60% per le attività di ricerca industriale e al 40% per lo sviluppo sperimentale. Il tasso agevolato è fissato al 20% del tasso di riferimento Ue vigente alla data di concessione. Le risorse si articolano in 279,7 milioni dal Fondo per la crescita sostenibile e 225,8 milioni in contributi da precedenti programmazioni.

L’accesso avviene tramite graduatoria: la posizione dipende da un insieme di «criteri quali-quantitativi» articolati in tre aree. La prima è la solidità del proponente. Qualche esempio: capacità di rimborso del finanziamento, copertura delle immobilizzazioni e incidenza degli oneri finanziari sul fatturato. La seconda è la qualità della proposta. Particolare attenzione viene posta sull’innovazione, con una graduazione a seconda che si tratti di «notevole miglioramento» di un prodotto/processo o proprio di una novità. La terza è l’impatto: interesse industriale e capacità di generare ricadute positive anche in altri settori. I beneficiari, infine, vengono invitati a conservare la documentazione di spesa per dieci anni dalla conclusione del progetto, consentire ispezioni e sopralluoghi e comunicare tempestivamente qualsiasi variazione societaria rilevante ai fini antimafia. Le agevolazioni possono essere revocate in caso di mancato avvio nei termini, mancato raggiungimento degli obiettivi o, per le grandi imprese, riduzione dei livelli occupazionali nei cinque anni dopo la conclusione del progetto.


Fonte Il Sole 24 Ore

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