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Nuova bozza decreto attuativo Iperammortamento

  • Administrator
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

In arrivo il decreto attuativo del nuovo piano di incentivi alle imprese Transizione 5.0: dopo una lunga attesa legata alla controversa clausola sui beni “made in Eu”, alla fine eliminata con il decreto fiscale approvato il 27 marzo, il confronto tra il ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) e il ministero dell’Economia (Mef) è alle battute finali. Una volta firmato dai ministri, il testo andrà al vaglio della Corte dei conti per poi essere pubblicato sul sito del Mimit con avviso sulla Gazzetta Ufficiale. Un successivo decreto direttoriale definirà i termini di apertura delle domande (si prevede almeno un altro mese di attesa).


Il piano Transizione 5.0, inserito nell’ultima legge di bilancio, prevede l’agevolazione degli investimenti in beni strumentali effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 mediante l’iperammortamento; nella nuova bozza sono stati cancellati tutti i riferimenti al requisito territoriale che vincolava gli acquisti ai soli beni prodotti negli Stati dell’Unione europea o dell’Accordo sullo spazio economico europeo.

Ci sono ancora alcuni aspetti tecnici oggetto di confronto tra i due ministeri ma sulla maggioranza dei punti la linea è ormai definita. Un’ipotesi è l’aggiunta di una quarta comunicazione obbligatoria, alla fine di ogni anno, per monitorare la spesa. Finora si era parlato di tre comunicazioni da trasmettere tramite la piattaforma informatica del Gse (Gestore servizi energetici) per ciascuna struttura produttiva cui si riferiscono gli investimenti: preventiva, di conferma e di completamento. Nell’attuale bozza inoltre trova conferma il passaggio, che era stato inizialmente oggetto di confronto tra Mimit e Mef, in cui per “completamento degli investimenti” si rimanda all’articolo 109 del Tuir che fa riferimento alla consegne del bene. In pratica le imprese che avviano un investimento complesso nel 2026 ma ricevono la consegna di alcuni beni solo nel 2027 avranno comunque accesso all’iperammortamento sulla base della prenotazione originaria.

Viene poi leggermente modificata la definizione di «struttura produttiva» cui si riferiscono gli investimenti: deve essere caratterizzata da autonomia tecnico funzionale e organizzativa, ma non è necessario che «costituisca di per sé un centro autonomo di imputazione di costi e abbia la capacità di realizzare l’intero ciclo produttivo o parte di esso, ovvero la completa erogazione di servizi o parte di essi».


Salta inoltre la disposizione che, per i beni materiali e immateriali dal costo unitario non superiore a 300mila euro, consentiva alle imprese di adottare un’ autodichiarazione resa dal legale rappresentante senza dover ricorrere alla perizia asseverata per comprovare le caratteristiche tecniche, l’interconnessione e il soddisfacimento dei requisiti per gli impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili.


Da evidenziare l’estensione del raggio d’azione dell’incentivo alle soluzioni software in cloud, che vengono erogate in modalità as-a-service, cioè attraverso canoni di abbonamento e in quanto tali non soggetti ad ammortamento tradizionale. L’articolo 4, in riferimento ai beni immateriali, precisa ora che «il beneficio è calcolato anche rispetto ai costi sostenuti a titolo di canone di accesso», limitatamente alla quota del canone di competenza del singolo periodo d’imposta in cui è in vigore l’agevolazione.

Un chiarimento significativo è stato poi inserito all’articolo 4 su “Misura e fruizione del beneficio”. Nel ricapitolare le tre fasce di maxi-ammortamento – 180% per la quota degli investimenti fino a 2,5 milioni, 100% oltre 2,5 milioni e fino a 10, e 50% oltre 10 e fino a 20 milioni – si precisa che il beneficio è determinato sulla base degli investimenti «completati in ciascuna annualità». In pratica, gli scaglioni e il massimale di 20 milioni vanno considerati come distinti nei tre anni del piano 2026, 2027 e 2028.


Fonte Il Sole 24 Ore


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