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Pmi che esportano leader negli investimenti

Le piccole e medie imprese che esportano, pur essendo più esposte a ciò che accade oltre confine, sono quelle che stimano un anno più roseo: più di una su tre (36%) ritiene che nel 2024 registrerà un aumento dei ricavi; una su cinque (19%) assumerà personale.

Le pmi che non esportano non reggono il confronto: solo il 20% crede in un aumento di fatturato e il 9% in un ampliamento dell’organico. I numeri arrivano da un’analisi sulle imprese esportatrici realizzata dal centro studi di Istituto Tagliacarne e Unioncamere sulla base di un’indagine condotta su un campione di 2.500 imprese manifatturiere tra i 5 e 499 addetti alla fine del 2023.


«Ormai viviamo in un sistema di incertezza permanente e  buona parte delle imprese, anche sul mercato interno, stanno cercando di metabolizzare il fatto che gli imprevisti in un mondo globalizzato sono sempre dietro l’angolo» ha spiegato Guglielmo Esposito, direttore generale del centro studi Tagliacarne. Forse proprio per questo, le imprese che esportano sono quelle più propense a investire: il 45% lo farà in tecnologie 4.0 entro il 2025 - contro il 33% di quelle che non vendono all’estero - e quasi la metà delle pmi esportatrici ha in programma di realizzare investimenti in processi e prodotti eco-sostenibili nei prossimi due anni, contro circa un terzo delle imprese focalizzate sul mercato domestico. La voglia di investimento delle pmi esportatrici si riscontra, per esempio, nel numero di istanze presentate per accedere ai 4 miliardi di euro del fondo 394 di Simest e Maeci che prevede finanziamenti a tasso agevolato per l’internazionalizzazione: al 30 novembre scorso erano 7.100, per il 90% pmi e mid cap, con una stima di 8.000 domande a fine anno; il 70% delle domande è relativo a finanziamenti per la transizione digitale ed ecologica.

Una transizione che, come evidenziato dall’analisi Tagliacarne-Unioncamere, è già in corso: il 33% delle imprese esportatrici ha già installato impianti fotovoltaici (contro il 26% delle non esportatrici), un altro 27% conta di iniziare ad investire nei prossimi anni su impianti di energia rinnovabile (contro il 17%). «C’è un nesso causa effetto tra questi investimenti e la crescita delle aziende - conferma Esposito -. Le piccole e medie imprese che hanno saputo innovare sono riuscite ad ampliare il proprio mercato di riferimento accompagnando lo sviluppo economico con una crescita del capitale umano sia in termini di nuove risorse sia di processi di upskilling e reskilling».


Il tema dell’investimento nel capitale umano è prioritario per chi lavora all’estero e quindi in un contesto in cui la competitività è forte: il 60% investirà in attività di up-skilling e re-skilling della propria forza lavoro (contro il 53% tra le imprese non esportatrici) e il 68% adotta iniziative per trattenere i propri talenti in azienda, contro il 61% delle altre imprese. Sul fronte della competitività, dalla ricerca emerge come le pmi che esportano sembrano aver capito che il “fatto in Italia” rappresenta un asset chiave: quasi la metà punta su qualità e prodotti su misura per competere e una su cinque ritiene importante branding e made in Italy. Per questo le pmi esportatrici chiedono soprattutto tutela del made in Italy (24%) oltre a una prevedibile richiesta di riduzione della burocrazia (27%).

Secondo Istat nel 2021 le pmi esportatrici attive nel manifatturiero erano circa 60mila, ma le potenzialità sono più ampie: «Stimiamo che ci possano essere circa altre 40mila imprese sul territorio italiano con potenzialità di esportazione ma che non riescono ancora ad esprimerle per diverse motivazioni» ha detto Esposito e ha concluso: «Dobbiamo constatare che una adeguata politica industriale per far crescere l’internazionalizzazione parte dal territorio italiano e dalla capacità di relazione anche con i soggetti locali, per proiettarsi poi sui mercati mondiali attraverso adeguate reti di collegamento con i Paesi esteri».  Proprio per rendere le imprese capaci di costruire e sfruttare queste reti, Ice, agenzia vigilata dal Maeci che si occupa di affiancare le imprese nell’approccio ai mercati esteri, per il 2024 ha previsto uno stanziamento complessivo di 169,7 milioni di euro a sostegno dell’export.


Fonte Il Sole 24 Ore

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