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Sace e Made in Italy green

Le tecnologie a basse emissioni di carbonio lanceranno un formidabile assist all’export italiano. Sarà, quindi, il made in Italy a trazione green a offrire le migliori opportunità per l’ulteriore affermazione delle aziende impegnate oltreconfine con le esportazioni che raggiungeranno quota 50 miliardi di euro entro il 2025. È questa una delle indicazioni contenute nel “Doing Export Report” che sarà illustrato da Sace il prossimo 25 giugno, alla presenza della ceo Alessandra Ricci e della nuova cfo Chiara Maruccio, e che traccia i trend dei mercati segnalando soluzioni e connessioni create dal gruppo con i partner nei Paesi ad alto potenziale di crescita per le esportazioni.

 

«Aumentano le iniziative per adattamento climatico e transizione sostenibile intraprese dagli Stati e sono queste a trainare le migliori opportunità di crescita, in uno scenario dove persistono rischi politici e socio-ambientali mentre i rischi di credito mostrano un miglioramento – spiega il chief economist di Sace, Alessandro Terzulli –. Per questo prevediamo tassi di crescita molto promettenti per i beni ambientali italiani, funzionali a questo percorso. Stimiamo che possano mettere a segno una crescita dell’11,1% già quest’anno e del 13,7% nel 2025 portando: un aumento importante di 10 miliardi in 2 anni».

A spingere con forza questo binario, secondo la fotografia firmata dalla Sace, è l’accelerazione registrata dalla transizione ambientale che è ormai in corso a livello globale e le tecnologie abilitanti sono una delle forze motrici dell’evoluzione dell’export italiano. L’Italia è infatti ben posizionata a livello internazionale in termini di produzione ed esportazione di tecnologie low-carbon (Lct), intese, secondo la definizione del Fondo Monetario Internazionale, come quei prodotti che causano meno inquinamento rispetto ai loro corrispettivi energetici tradizionali (ad esempio turbine eoliche e pannelli solari) e che quindi svolgono, e svolgeranno sempre più, un ruolo fondamentale nel raggiungimento di economie a basse emissioni.

La rapida diffusione a livello globale di queste tecnologie è inoltre un elemento fondamentale per accelerare la mitigazione dei cambiamenti climatici: lo spostamento della produzione di elettricità verso le energie rinnovabili così come l’elettrificazione degli usi finali dell’energia (ad esempio la sostituzione delle auto tradizionali con quelle elettriche) implicano un’adozione significativa delle Lct. Non a caso l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) stima che le Lct a oggi esistenti sul mercato e collaudate possano coprire circa i due terzi di ciò che è necessario per il raggiungimento dello zero netto, mentre il restante terzo richiede ulteriori innovazioni.

E, in effetti, i numeri indicano un trend di forte crescita negli ultimi anni con gli scambi internazionali di beni Lct che sono passati da 233 miliardi di dollari nel 2000 a oltre 1.200 miliardi di dollari lo scorso anno, un incremento del 7,4% in media all’anno, superiore alla crescita dell’export di beni complessivo. In questo contesto, l’Italia si colloca seconda tra i Paesi Ue – dopo la Germania – (e settima a livello mondiale) per vendite oltreconfine di beni Lct, con circa 37 miliardi di dollari esportati e una quota di mercato del 3%.

 

In termini settoriali, poi, la meccanica strumentale low-carbon rappresenta la maggioranza dell’export italiano (55%), mentre i mezzi di trasporto per la mobilità sostenibile e gli apparecchi elettrici sono in forte crescita. Secondo le analisi di Banca d’Italia circa i due terzi delle esportazioni di Lct nel 2021 sono stati realizzati da 5.400 imprese italiane, pari al 6% delle imprese esportatrici.

Le imprese che operano in questi settori possono, dunque, cogliere grandi opportunità: le previsioni di Sace evidenziano che i beni Lct sono attesi crescere, come detto, più dell’export complessivo grazie ai forti investimenti green in atto. E, sebbene nel confronto internazionale l’Italia ancora mostri ampi margini di miglioramento, negli ultimi anni sono stati fatti molti progressi grazie a esempi virtuosi di imprese italiane con eccellenze tecnologiche riconosciute a livello internazionale, che hanno trovato in Sace un partner di crescita. È il caso, tra gli altri, di Manz Italy, che produce macchine operatrici automatiche e impianti industriali per la realizzazione di batterie agli ioni di litio e condensatori a impiego industriale, o ancora di 3Sun Gigafactory (Enel Green Power) che, nel cuore dell’Etna Valley, si prepara a diventare la più grande fabbrica europea per la produzione di moduli fotovoltaici bifacciali a elevate prestazioni.

A sostenere, poi, questo binario sul fronte Sace, ricorda il rapporto, interviene il programma apripista Push Strategy, recentemente arricchito da una nuova linea green, con l’obiettivo specifico di supportare l’export italiano delle filiere connesse ai beni ambientali e allo stesso tempo la transizione ecologica di grandi corporate internazionali, accompagnandole nella realizzazione di progetti a impatto green e sociale e nei loro percorsi di crescita sostenibile.


Fonte Il Sole 24 Ore

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