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Riassetto degli incentivi alle imprese

È pronto il disegno di legge delega sul riassetto degli incentivi alle imprese: si tratta di un provvedimento previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e incluso tra i Ddl collegati alla legge di bilancio per il 2022. L’obiettivo è una revisione organica degli incentivi, improntata alla riduzione e semplificazione, con un’attenzione particolare al sistema degli aiuti nel Mezzogiorno.

Il Ddl, messo a punto dal ministero dello Sviluppo economico guidato da Giancarlo Giorgetti dopo i lavori di una commissione interministeriale che era stata istituita dal ministero del Sud, consiste in un unico articolo e prevede decreti legislativi di attuazione da adottare entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge. In sostanza, al momento è stata definita la cornice ma bisognerà attendere i provvedimenti attuativi per capire se l’intervento porterà reale efficienza o sarà solo una nuova operazione di restyling dopo quelle degli anni scorsi, magari con lo sfoltimento di misure non più attive.


La riorganizzazione, spiega la relazione illustrativa, deve portare a una drastica riduzione delle misure e a un loro maggiore coordinamento rispetto all’attuale assetto profondamente frammentato. L’ultima relazione annuale sugli incentivi segnala 1.466 interventi agevolativi, di cui 140 delle amministrazioni centrali e 1.326 gestiti dalle Regioni. Un quadro che - nonostante il numero di misure, segnala il governo nella relazione - nell’era pre-Covid vedeva comunque l’Italia al quart’ultimo posto europeo per volumi erogati. Il Mezzogiorno incassa meno del 30% degli interventi nazionali concessi (1,4 miliardi su 4,9 miliardi totali) e la massa di aiuti gestiti a livello regionale riduce solo parzialmente la forbice.

Tra i difetti del sistema, la relazione illustrativa evidenzia Regioni che incentivano (in particolare attraverso il regime del de minimis e le risorse rivenienti dai fondi strutturali) soggetti e ambiti già incentivati dallo Stato e anche poca chiarezza delle regole di cumulo e scarsa conoscenza degli strumenti da parte delle imprese.


Fonte Il Sole 24 Ore

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